mercoledì 13 novembre 2013

"Che l'amore sia tutto quel che c'è, è tutto ciò che sappiamo dell'amore."

La volete la verità?
Io questa frase non l'ho mai capita.
Cara Emily, perdonami, mi rendo conto che un trilione di fanciulle sulla faccia della terra ti hanno preso come spunto per citazioni intellettuali o per titoli da dare a opere di svariato tipo, ma secondo me quello che dici non ha un senso molto logico.
Ora, "che l'amore sia tutto quel che c'è" è una cosa che condivido: secondo me l'amore è il motore che fa muovere il mondo, assieme ai soldi e alla sacrosanta botta di culo; ma che l'amore "è tutto ciò che sappiamo dell'amore" proprio no.
Se io dell'amore non so nulla, per me l'amore è nulla?
Se io ho avuto solo pessime esperienze amorose faccio prima a spararmi?

Comunque, tutto questo preambolo per parlarvi dell'ultimo libro che ho letto, partendo dal presupposto che non finirà in Book of Shame solo perché da grande sentimentalona qualche lacrimuccia l'ho versata.
"Tutto ciò che sappiamo dell'amore" mi ha attratta proprio per via del titolo (la copertina, come potete vedere, lascia un po' a desiderare), che ricorda di molto la citazione di Emily Dickinson riportata nel titolo del post e che credo sia il motivo di tutte le vendite che il suddetto romanzo ha avuto (sfido chiunque ad ammettere di non conoscere quella particolare frase). Quello di Colleen Hoover è un romanzo particolare per svariati motivi: prima di tutto, i personaggi secondari sono molto più interessanti della protagonista, che mi ha ricordato Miley Cyrus all'epoca di "L'ultima canzone" (e che sembra un'altra persona a confronto con l'odierna leccatrice di martelli): una ragazza di diciotto anni che ha perso il padre e che è convinta che il mondo giri attorno a lei, anche perché (sorpresa sorpresa) è innamorata del suo professore di poesia.

Giusto per vivacizzare un po' le cose questa volta farò un piccolo esperimento: invece di  raccontarvi brevemente la trama vi posterò un piccolo estratto (che ha contribuito a farmi apprezzare il romanzo).

"Che lezioni che ho avuto quest'anno. Da un bambino di nove anni. Mi ha insegnato che a volte si può vivere la vita anche un po' all'incontrario e che mi ha insegnato a ridere di quelle cose di cui non avrei mai pensato di poter ridere. Che lezioni che ho avuto quest'anno. Da una band! Mi ha insegnato a ritrovare la capacità di sentire. Mi ha insegnato a decidere chi sono e cominciare a esserlo. Che lezioni che ho avuto quest'anno. Da una persona malata di cancro. Mi ha insegnato così tanto, mi sta ancora insegnando così tanto. Mi ha insegnato a farmi domande, a non avere rimpianti, a superare i miei limiti: esistono per questo. Mi ha detto di cercare un equilibrio tra la testa e il cuore. E poi mi ha insegnato a trovarlo. 
Che lezioni che ho avuto quest'anno. Da una ragazza adottata, mi ha insegnato a rispettare ciò che mi è toccato in sorte. Mi ha insegnato che non sono solo i legami di sangue a fare una famiglia e che a volte la tua famiglia sono i tuoi amici. Che lezioni che ho avuto quest'anno. Da un professore che mi ha insegnato che i punti non sempre sono il punto e che il vero punto è la poesia. Che lezioni che ho avuto quest'anno. Da mio padre che mi ha insegnato che gli eroi non sempre sono invincibili e che la magia è anche dentro di me. Che lezioni che ho avuto quest'anno. Da un ragazzo, un ragazzo di cui sono seriamente, profondamente, incredibilmente, innegabilmente innamorata. E lui mi ha insegnato la cosa più importante di tutte. Mi ha insegnato a mettere l'enfasi sulla vita."

Lo so che visto così da molto l'impressione di romanzo alla Federico Moccia, anche per via della ripetizione di "che lezioni che ho avuto quest'anno"; in realtà l'estratto è una poesia che la protagonista scrive per partecipare ad una competizione, dedicandola a tutte le persone che fanno parte della sua nuova vita in Michigan e che volenti o nolenti le hanno insegnato qualcosa nel primo anno di permanenza a Ypsilanti, città in cui si è trasferita con il fratello e la mamma dopo la morte del padre.
Pur soffrendo di egocentrismo la protagonista riconosce che la sua maturazione sia dovuta più al contributo del prossimo che ad una sua epifania personale, e chi arriverà a leggere questo estratto avrà già avuto modo di conoscere tutti i personaggi e le loro vicende che, ripeto, sono il vero motivo per cui bisogna leggere questo libro.

"Tutto ciò che sappiamo dell'amore" ha uno stile inizialmente scialbo, fatto di luoghi comuni e frasi scopiazzate da altri romanzi: avanzando nella lettura però si ha l'impressione che anche l'autrice sia maturata nel tempo (secondo me è stato scritto a più riprese) e con l'infittirsi della trama e l'ingresso di nuove storie diventa notevolmente migliore, premiando tutti coloro che hanno superato il grosso ostacolo iniziale.

Senza infamia e senza lode, un romanzo carino che vi farà passare un pomeriggio piacevole.

Titolo: Tutto ciò che sappiamo dell'amore
Autore: Colleen Hoover
Editore: Rizzoli
Prezzo: € 16,00 (copertina rigida)
Adatto a: tutte le giovani donne sparse per l'Italia, alle studentesse innamorate del proprio professore, a chi non sa davvero cosa leggere e non vuole impelagarsi in qualcosa di troppo impegnativo.
Che faccio, lo compro?: Se proprio devi.




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