venerdì 23 agosto 2013

L'avvocato Malinconico, che non aveva capito niente

Poco prima di Ferragosto si è svolto in città un incontro in cui erano ospiti Diego De Silva e Maurizio De Giovanni che parlavano dei loro libri, della loro vita, di cultura e società.
Una serata divertente conclusasi con un'imbarazzante intervista della sottoscritta al presentatore. Intervista che sto cercando di rimuovere dalla memoria, un po' come si fa quando si vive un trauma grave.

Fatto sta che a serata terminata entrambi erano riusciti ad incuriosirmi, quindi ho iniziato a leggere le avventure dell'avvocato Malinconico.

In "Non avevo capito niente" Diego De Silva ci presenta il suo protagonista, Vincenzo Malinconico, un avvocato quarantaduenne di Napoli, divorziato, due figli e un rapporto complicato con la sua ex moglie. Il suo studio consiste in una stanza all'interno di un appartamento che divide con una coppia sposata (con annesso volpino malvagio e attaccabrighe), un uomo-fantasma che offre sempre il caffè e un ragioniere/commercialista.
Malinconico chiama i suoi mobili Ikea con il loro nome, a partire dalla Billy (la libreria) fino ad arrivare alla poltrona (di cui al momento non ricordo il nome, ma essendo un prodotto Ikea aspettatevi qualcosa di veramente impronunciabile).
Un giorno viene chiamato come avvocato d'ufficio per Mimmo O'Burzone, un uomo in stato d'arresto perché si presume abbia nascosto una mano nel suo giardino che poi è stata trovata dal suo cagnolino. Vincenzo lo difende ed entra nelle grazie della camorra, che gli affida come guardia del corpo un petulante e fastidioso uomo in Vespa.
Quello che l'avvocato non ha capito è che ad aver bisogno delle sue difese è chi meno si aspettasse, e quando se ne accorge è ovviamente troppo tardi.

Ma basta cincischiare, passiamo alla vera ragione della mia presenza qui: i motivi per cui leggere questo libro (e le successive avventure di Malinconico) sono svariati, e numerati per l'occasione.

1) Lo stile: prima di dedicarsi totalmente alla scrittura Diego De Silva è stato un avvocato napoletano. Il linguaggio utilizzato è tecnico nei punti giusti, ma risente ovviamente delle origini partenopee del suo autore (e del suo protagonista). La lettura è scorrevole, divertente e ironica.

2) I capitoli sono intervallati da brevi pause riflessive intitolate "Quello che direbbe Malinconico su...se mai qualcuno glielo chiedesse" in cui l'avvocato ragiona sull'amore, sulla camorra, sull'essere genitori. Le disquisizioni filosofiche sono una prerogativa dell'autore, ma vi assicuro che non sono pagine barbose che parlano di cose che in fondo sapevate già.

3) Solitamente quando leggo un libro c'è un momento particolare in cui mi rendo conto che sono giunta alla fine (e non è grazie al fatto che le pagine da leggere diminuiscono visivamente); quando mi sono resa conto di essere arrivata ai ringraziamenti ci sono rimasta male, tanto ero presa dalla lettura.

4) Lo stesso De Silva ha raccontato che molti avvocati sono felici di poter finalmente leggere la storia di un avvocato qualunque e non dei principi del foro americani.
Il protagonista non è un eroe, né un uomo di successo. Malinconco è un avvocato qualunque, con poco lavoro e che ha la particolare capacità di incasinarsi la vita: con il figlio, la figliastra, l'ex moglie, la nuova fiamma, i clienti.

Diego De Silva è un ottimo osservatore e un abile scrittore: due caratteristiche che vi renderanno la lettura del suo libro un'esperienza piacevole e mai noiosa.

Titolo: Non avevo capito niente
Autore: Diego De Silva
Editore: Einaudi
Prezzo: 16,00€ prezzo di copertina
Adatto a: chi ha sentito parlare dell'autore, chi ha ascoltato un'intervista dell'autore, chi studia giurisprudenza o chi ha pregiudizi sui napoletani.




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